La qualità della vita nel paziente nefropatico
Negli ultimi decenni, la ricerca clinica si è orientata verso la ricerca di terapie mirate a rallentare l’evoluzione delle nefropatie verso l’insufficienza renale cronica e a migliorare la sopravvivenza e la Qualità di Vita (QdV) dei pazienti. Le persone affette da malattia renale cronica, infatti, sono particolarmente esposte al rischio di una significativa compromissione della propria QdV (Gerbino et al.).
La misurazione della QdV rappresenta un indice di valutazione importante che consente di quantificare le conseguenze della malattia in base alla percezione soggettiva del paziente e, dunque, di adattare le decisioni mediche alle sue esigenze fisiche, emotive e sociali. Essa, inoltre, contribuisce a migliorare l’adesione al piano terapeutico e le probabilità di sopravvivenza del paziente (Aggarwall et al.).
In particolare, il concetto di qualità della vita è stato definito dall’OMS come “la percezione soggettiva che un individuo ha della propria posizione nella vita, nel contesto di una cultura e di un insieme di valori nei quali egli vive, anche in relazione ai propri obiettivi, aspettative, standard e interessi”.
Un’altra definizione che fornisce maggiori delucidazioni in relazione a questo concetto è quella di Campbell che nel 1976 definì la QdV come “un senso soggettivo di benessere derivato dalla propria esperienza di vita globale […], in cui vanno presi in considerazione tutti i fattori rilevanti, tra cui primeggiano quelli spirituali, sociali, culturali ed economici […]”.
La QdV è influenzata da diversi fattori quali la propria salute fisica, psicologico-emotiva, dal livello di indipendenza, dalle relazioni sociali e dalle interazioni con il proprio specifico contesto ambientale. È importante, dunque, un attento monitoraggio della percezione soggettiva che la persona ha del suo stato di salute, inteso non quale semplice assenza di malattia, ma come una condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale (Gerbino et al.). Tuttavia, le molteplici limitazioni e complicazioni dei pazienti che si trovano in uno stadio avanzato della malattia renale cronica o in terapia renale sostitutiva possono comportare un deterioramento della QdV. Infatti, le persone affette da malattia renale cronica in fase conservativa, ossia nel periodo che precede l’inizio della terapia dialitica, spesso devono affrontare, oltre alle limitazioni fisiche, anche notevoli problemi di ordine psicologico e sociale. In particolare, soprattutto nei soggetti di età più avanzata, sono frequentemente osservabili sintomi quali ansia e depressione che possono impattare fortemente su di essa (Gerbino et al.).
Tra i fattori che possono migliorare la qualità della vita vi è il supporto che i pazienti possono ricevere da parte della famiglia o della propria rete sociale, compresi i professionisti sanitari di riferimento. Inoltre, diversi studi hanno rilevato che una modesta attività fisica svolta regolarmente (qualsiasi esercizio fisico eseguito per tre volte a settimana per almeno 30 minuti) migliora la capacità aerobica e funzionale, la forma fisica, la pressione sanguigna e lo stato nutrizionale incidendo positivamente sulla qualità della vita percepita. Chiaramente, intensità e frequenza dell’attività devono essere adattate alla condizione del paziente (Villanego et al.,2020).
Come sopracitato anche fattori quali ansia e depressione possono influenzare negativamente la QdV. Il benessere psicologico, quindi, gioca un ruolo cruciale nel determinare la QdV di una persona (Das et al., 2020). Per le persone affette da malattie croniche come la nefropatia, il supporto psicologico si rivela di fondamentale importanza per migliorare la capacità di affrontare la malattia, ridurre i livelli di stress e migliorare il benessere psicologico, nonché la Qualità della Vita (Anderson et al., 2018).


