L’Associazione Sarda Emodializzati (A.S.E.) nasce ufficialmente il 24 luglio 1979 grazie all’attivismo partecipato di un gruppo di pazienti emodializzati, trapiantati di rene o in trattamento conservativo ambulatoriale per nefropatia cronica, e loro familiari, che ormai stanchi di trovarsi costretti al continuo pendolarismo verso altre regioni della penisola per effettuare la terapia salvavita, già a partire dall’anno 1975 unirono le forze con l’intento di dare voce, dignità e diritti ai pazienti dializzati e trapiantati di rene in un tempo in cui la malattia renale era ancora ai margini delle priorità sanitarie regionali.
Tra i primi obiettivi dell’associazione, quello di sensibilizzare le Istituzioni regionali a legiferare su di una soluzione volta a risolvere l’importante problema della manacanza di centri dialisi in Sardegna. Le richieste di A.S.E. trovarono ben presto accoglimento presso le Autorità di competenza e fu così che venne realizzato il primo centro comprensivo del reparto di degenza nefrologica nell’Ospedale San Michele, al quale fecero poi seguito gli altri centri dialisi del territorio che ancora oggi rappresentano una realtà molto importante, considerato l’elevato numero di pazienti con insufficienza renale nell’isola, che rende essenziale questo servizio sanitario. Attualmente sono operativi ben 36 centri dialisi dislocati in tutta la Sardegna, che soddisfano circa 1400 dializzati.
Si ricorda il primo presidente dell’ASNET, il signor Piero Sarritzu, allora coadiuvato dal Consiglio direttivo composto dal signor Rinaldo Orrù vice presidente (che anni in avanti prese il testimone della presidenza dopo Sarritzu), il signor Piero Ardau Segretario e i signori Emilio Fadda, Giuseppe Locche e Cesare Mancosu, Consiglieri.
I primi trapianti per i pazienti Sardi iniziarono a Houston, negli Stati Uniti e a Lione, in Francia, poi cominciarono anche in Italia. Il progresso della medicina aveva portato ad evidenziare l’importante realtà che abbracciava ora pazienti sia dializzati, sia trapiantati, e questo portò l’A.S.E. a chiedere maggiori tutele nei loro riguardi. La dialisi trisettimanale, della durata di oltre otto ore al giorno, causava infatti spesso per questi pazienti il licenziamento dal lavoro conseguente alle continue assenze per sottoporsi alla terapia, mentre per quanto riguarda i trapiantati, rilevanti erano le loro difficoltà economiche determinate dalle ingenti spese affrontate per il trapianto, nonchè le visite di controllo post operatorie.
Fu così che l’A.S.E. si fece promotrice di una proposta di legge regionale sulle provvidenze a favore dei nefropatici, che fu spunto sul tema per l’Assemblea legislativa della Sardegna per l’approvazione della prima legge regionale n. 11/1985. Con gli anni venne promulgata anche la legge regionale n. 43/1993 al fine di aggiornare ulteriormente il testo. Queste due norme, nel loro complesso, possono vantarsi di essere le migliori in assoluto in Italia per quanto concerne la tutela per i dializzati e trapiantati sardi, che si compone del sussidio mensile, del rimborso spese di viaggio e del soggiorno.
Il 1988 è l’anno in cui ricorre il primo trapianto di rene in Sardegna: al Centro trapianti di rene dell’ospedale Brotzu di Cagliari il professor Mariano Ciccu, primario di allora della divisione di urologia dell’ospedale “S. Michele”, e il professor Dario Alfani dell’Università La Sapienza di Roma, impiantarono per la prima volta nell’isola un rene nel corpo di una 26enne di Armungia. Quel primo intervento, andato bene, potremo dire ‘pioneristico’, ha rappresentato per molti pazienti la fine dei continui viaggi della speranza.
Nel 1990, il presidente di allora Giuseppe Canu decise di modificare la denominazione A.S.E. in A.S.E.T. (Associazione Sarda Emodializzati e Trapiantati), tenuto conto dei pazienti trapiantati sempre più in aumento. Diventa definitivo solo successivamente l’attuale acronimo A.S.N.E.T (Associazione Sarda Nefropatici Emodializzati e Trapiantati) in considerazione dell’aumento vertiginoso del numero di pazienti in cura nei reparti di nefrologia di tutta la Sardegna.
Nel 1995 A.S.N.E.T. entra a far parte della Confederazione Forum Nazionale delle Associazioni di Nefropatici, Trapiantati d’organo e di volontariato, organismo attraverso il quale è possibile interagire direttamente con il Ministero della Salute e il Centro Nazionale Trapianti per offrire il proprio contributo in termini di esperienza per quanto concerne il varo di nuove leggi e disposizioni varie e per presentare le proprie osservazioni così da portare avanti la sensibilizzazione alla donazione d’organo e trapianto, unica cura per i pazienti dializzati.
In seguito è stato dato vita anche al Forum Sport Italia, la nazionale italiana dei dializzati e trapiantati iscritta alla Federazione Europea dei Campionati Sportivi per Trapiantati e Dializzati (E.T.S.F.) che partecipa ai campionati sportivi europei le cui edizioni si svolgono negli anni pari. Canu è stato per quasi trent’anni al timone dell’associazione, traghettandola da piccola realtà di respiro ‘regionale’ a organizzazione strutturata, riconosciuta e stimata a livello regionale, nazionale ed europeo, grazie soprattutto ai Campionati Europei per Trapiantati e Dializzati organizzati proprio a Cagliari nel 2018. Lo sport è tra le più importanti ‘terapie’ mirate a contrastare la patologia e conservare in salute l’organo ricevuto.
Sino al settembre 2018 la sede dell’associazione risiedeva in via Rockefeller a Cagliari; nel mese di ottobre A.S.N.E.T. si trasferisce in un’altra sede più ampia, sita a Quartu, in via Napoli n. 8. Iscritta all’Albo Regionale del volontariato dal 05 dicembre 1991, l’associazione, per conformarsi agli artt. 35 e segg. del Decreto Legislativo n. 117 del 2017 ‘Codice di Riforma del Terzo·Settore’, nel 2019 da A.S.N.E.T. Onlus (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale ) è diventata Associazione di Promozione Sociale (APS).
Dall’anno 2020 l’associazione è presieduta da Bruno Denotti che prosegue con impegno e passione il cammino tracciato, senza mai dimenticare il valore delle esperienze passate. Perché l’Asnet è soprattutto questo: radici profonde, ben piantate nella storia di chi ha lottato, e rami protesi verso il futuro, verso battaglie nuove, verso la tutela piena dei diritti dei pazienti e delle loro famiglie.

Sportello psicologico
Resilienza, accettazione e adattamento nella malattia renale cronica
La resilienza è un fattore fondamentale per migliorare la qualità della vita nei pazienti affetti da malattia renale cronica (MRC).

