***SPORTELLO PSICOLOGICO: intervista alla Dott.ssa Silvia Sidoni ***

***SPORTELLO PSICOLOGICO: intervista alla Dott.ssa Silvia Sidoni ***

L’importanza del benessere psicologico nel paziente nefropatico.

Avere un buon equilibrio psico-fisico è importante per il benessere di ogni individuo. Lo sa bene l’ASNET, da sempre sensibile ai bisogni dei pazienti nefropatici e trapiantati, che ha dato avvio al Progetto Rete d’Ascolto per il Benessere Psicologico del Paziente, promosso il 17 gennaio 2022 con la raccolta delle adesioni e ufficialmente entrato nel vivo il 28 aprile 2022 nella sede dell’Associazione.

Uno sportello di Ascolto Psicologico che l’ASNET offre gratuitamente, in presenza e online, composto da professionisti del benessere e della salute (una psicologa, una nutrizionista e un nefrologo) il cui compito è quello di supportare il paziente nefropatico, alleggerendolo di quel carico emotivo che si porta con sé, e divenendo un punto di riferimento.

Responsabile del servizio è la Dott.ssa Silvia Sidoni, Psicologa, Psicoterapeuta, Sessuologa, esperta in tecniche autogene, preziosa collaboratrice in questo progetto e che abbiamo il piacere di presentarvi.

Il suo curriculum parla da sé ma vorrei fosse lei a presentarsi ufficialmente ai nostri soci e pazienti. Quali sono le patologie ed i disturbi di cui si occupa?

«In sintesi, mi occupo di clinica e disagio psichico. Chi si rivolge ad un terapeuta lo fa in generale nel caso in cui abbia un malessere che è riconducibile a tutta una serie di sintomi specifici quali ansia, depressione, attacchi di panico, ovvero in quei casi in cui il malessere è meno identificabile con una sintomatologia ma è comunque una fonte di
sofferenza. La persona spesso va da un professionista perché vede ripetersi sempre gli stessi errori nella propria vita, ad esempio nell’ambito relazionale, familiare e lavorativo oppure per valorizzare quelle che sono le proprie risorse, trovare dei nuovi modi per stare con se stessi e con gli altri. Per potenziare, mettiamo così, la propria persona».

Nel caso specifico, quali sono le problematiche che si possono riscontrare, dal punto di vista psicologico, in un paziente nefropatico dializzato?

«Le maggiori fonti di stress del paziente nefropatico cronico, sono i cambiamenti nelle relazioni sociali, di coppia, la frequenza delle medicalizzazioni che ovviamente comporta una riorganizzazione personale e familiare, oltre che la percezione di sé che va completamente a modificarsi. L’equilibrio che, con tanta fatica, ognuno di noi acquisisce
nel corso del tempo, ad un certo punto con una diagnosi viene minacciato. Per il paziente dializzato, in particolare, c’è una significativa scissione tra autonomia e dipendenza nel senso che, la persona si rende conto – da quel momento – che la propria sopravvivenza è strettamente legata ad una macchina. Un vero tsunami cognitivo ed emozionale poiché coinvolge tutte le risorse personali, i progetti per il futuro, i legami affettivi, la percezione stessa di stare al mondo. Le problematiche fondamentali riguardano l’esposizione continua e ripetuta nel tempo di emozioni negative, che se non riconosciute e elaborate, espongono all’insorgere di un quadro ansioso o depressivo».

Quali strumenti si possono usare per aiutare il paziente dializzato ad affrontare questo percorso?

«Innanzitutto, quello di portare ad un livello di consapevolezza le reazioni normali della psiche difronte allo stress. Ad esempio, i gruppi che si stanno formando adesso hanno come obiettivo anche un intervento informativo rispetto a come la psiche in maniera normale reagisce a determinate situazioni di minaccia. Gestire le emozioni significa, prima di tutto, conoscerle. Il ciclo di incontri prevede proprio una divisione per momento della patologia: dalla diagnosi, alla dialisi, fino al trapianto e post trapianto, tutti momenti e realtà che coinvolgono emotivamente in maniera differente. Sapere che la psiche difronte a certe sfide, come avviene in ognuna di queste fasi, reagisce in un determinato modo, significa anche poter prevedere le reazioni emotive, non spaventarmi quindi se mi sto sentendo così arrabbiato, angosciato, depresso. Durante gli incontri di gruppo e individuali, vengono forniti degli strumenti come le tecniche di rilassamento e strategie per migliorare la propria qualità di vita, che variano a seconda dell’età del soggetto e della condizione socioeconomica. Ad esempio seguire l’alimentazione e il piano terapeutico è fondamentale, così come cercare un modo affinché questi due aspetti non incidano sulla socialità».

Quanto è importante il supporto dei familiari e le persone care?

«La famiglia nel nostro Paese è il posto privilegiato di cura. Un po’ per cultura e un po’ per insufficienza di quelli che possono essere i servizi dedicati. La patologia rappresenta anche una prova per l’equilibrio psico-fisico di chi se ne prende cura, dell’intero nucleo familiare, non solo del paziente. Chi presta le cure, a lungo andare, è sottoposto comunque a un carico emotivo importante ed a una sofferenza personale sommata a quella del familiare a cui assiste. Sicuramente le modalità con cui viene comunicata la diagnosi, in termini di chiarezza, obiettività ed empatia, consente ai familiari e al paziente di capire a cosa si sta andando incontro. C’è poi un altro aspetto che è un po’ più complesso da affrontare: le implicazioni esistenziali. Nel senso che, la patologia nefropatica consegna un futuro che è incerto. Accettare una nuova condizione vuol dire anche trovare una nuova identità sia come persone sia come famiglia, per potersi pensare in maniera differente».

Come è nata la collaborazione con l’ASNET e qual è l’obiettivo che con questo progetto si vuole raggiungere?

«È una semenza gettata a maggio 2021, di cui adesso godiamo i fiori entrando in una fase di impollinazione, per usare una metafora con madre natura. Semenza gettata in realtà sulla base di una richiesta fatta dall’ASNET, di poter creare uno spazio di supporto e sostegno a quello che è il benessere psicologico dei pazienti nefropatici. Un progetto che è appunto in fase di impollinazione, realizzata anche durante la giornata mondiale del rene. Una giornata importante anche perché ha fornito un’ottima e confortante risposta da parte degli stessi addetti ai lavori intervenuti nell’ambito clinico e universitario tra i quali una nutrizionista del territorio, la Dott.ssa Romina Secci, e il responsabile della nefrologia del Brotzu, il Prof. Antonello Pani. Un incontro stimolante, dove si è riconosciuta coralmente la necessità di avere uno spazio multidisciplinare di confronto (nefrologi, nutrizionisti, psicologi clinici e dello sport, preparatori atletici). L’obiettivo è quello di promuovere il benessere psicologico e dare degli strumenti per accettare una nuova condizione fisica e psichica, dare nuovi significati all’esistenza a livello individuale e familiare. Fare cultura del benessere. Seguendo questo spirito si è aperto un dialogo e una collaborazione con la Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute dell’Università di Cagliari nella figura del suo Direttore, il Dott. Marco Guicciardi, e con la preziosa competenza della Presidente dell’Ordine delle Psicologhe e Psicologi della Sardegna la Dott.ssa Angela Quaquero; entrambi hanno ben visto il progetto proprio nell’ottica di un benessere psicologico della persona, nella fattispecie del paziente nefropatico». 

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