IL TRAPIANTO, UN GESTO D’AMORE DELLA DONAZIONE

IL TRAPIANTO, UN GESTO D’AMORE DELLA DONAZIONE

Se, ad un comune cittadino, gli si chiede di esprimere un proprio parere per stabilire qual è il
momento più importante del percorso che dalla donazione porta al trapianto, la risposta più scontata
sarà il trapianto e, nel 90% dei casi, farà riferimento al trapianto di cuore, del quale, quasi
sicuramente, ricorderà anche che il primo ad effettuarlo fu Cristian Barnard.
Le motivazioni sono evidenti e comprensibili. Il trapianto rappresenta il momento più esaltante ed
empatico del percorso donazione-trapianto, anche perché se ne può valutare concretamente il
risultato. La scelta del trapianto di cuore è in relazione al fatto che, nell’immaginario popolare,
quest’organo continua a rappresentare il centro delle emozioni, delle passioni, dei buoni sentimenti,
insomma dell’amore.
Se la stessa domanda venisse posta ad un operatore sanitario, “un addetto ai lavori”,
verosimilmente la risposta sarà: il gesto d’amore della donazione.
In effetti, volendo dare una riposta più articolata si potrebbe affermare che: i trapianti rappresentano
il momento finale, l’atto chirurgico, di un percorso particolarmente complesso, multidisciplinare,
che una volta identificato il donatore, vede coinvolte un centinaio di professionisti. Il processo poi
non si ferma a queste due stazioni principali (donazione e trapianto) ma comprende una intensa e
continuativa attività in altre due fasi: il pre e post trapianto.
In definitiva il processo può essere paragonato ad un’orchestra a più elementi, coordinati tra loro
che, come Direttore, si avvale di una rete organizzativa che si estende dal CNT (Centro Nazionale
Trapianti e Centro Nazionale Trapianti Operativo) alle estreme periferie: i Coordinamenti
Ospedalieri e i Centri prelievo. Una una rete, istituita con la legge n. 91 del 1999, che si basa sulla
trasparenza, sicurezza ed efficienza di ogni singola fase del processo.
Un’importante curiosità: le attività di donazione e trapianto dei centri prelievo/trapianto, hanno
preso avvio ben prima della legge del ‘99 e che, data la complessità del percorso, gli stessi si sono
dotati, autonomamente, di un’organizzazione, Interregionale (NITp, AIRT, CCST) che è stata in
grado di soddisfare le esigenze proprie dei centro prelievi/trapianto, a loro afferenti, garantendo, fin
d’allora, sicurezza, trasparenza ed efficienza.
Chi a suo tempo ha perseguito questo obbiettivo, ha accolto favorevolmente la nuova
organizzazione ed è stato in grado di continuare a garantire questa attività.
Noi in Sardegna, seppur tra tante difficoltà, l’abbiamo fatto!
Tutto è iniziato nel 1988 e, tra i protagonisti sono ancora ben presenti le ansie, il coraggio,
l’incoscienza e, soprattutto, la volontà di coloro che hanno voluto realizzare questo sogno: dalla
prima donazione e primo trapianto ai giorni nostri.

2) Oltre 35 anni di Donazione e trapianti in Sardegna
La prima trapiantata sarda fu una Signora di Armungia, che successivamente al trapianto ebbe la
gioia della maternità (due splendide bimbe). La sua gioia rappresentò non solo il successo
dell’intervento ma soprattutto la migliore ricompensa ed il principale stimolo all’impegno di noi
operatori sanitari.

Naturalmente tutto ciò fu reso possibile e continua ad esserlo, grazie al più alto gesto di generosità e
d’amore da parte dei familiari che hanno manifestato e continuano a manifestare la volontà di
donare gli organi del loro caro estinto.
Era la notte tra il 16 ed il 17 gennaio del 1988 quando ebbe inizio in Sardegna l’era dei trapianti;
mentre quindici giorni prima, il 2 di gennaio, con l’atto di generosità dei genitori del piccolo
Paoletto Pizzi, di 11 anni, di Sinnai, si registrò la prima donazione d’organi dell’Isola. Sono
trascorsi oltre 35 anni e il programma trapianti continua a rappresentare la più importante sfida, in
campo sanitario, alla “Nostra Insularità”.
Bisogna, infatti, considerare che i trapianti, oltre a migliorare la qualità della vita di tantissime
famiglie sarde e, in tanti casi, a dare ai pazienti una nuova opportunità di vita, hanno reso possibile
ridurre drasticamente gli onerosi e stressanti viaggi della speranza.
Il sottoscritto, nel 1988, in attesa di un bando di concorso, frequentava la Direzione Sanitaria
dell’ospedale San Michele di Cagliari – A.O. Brotzu che raggiunsi definitivamente nel 1991,
proveniente dalla Direzione Sanitaria di N.S. di Bonaria di San Gavino (Asl di Guspini) e, come
tutti i miei colleghi della Direzione Sanitaria, mi immersi con entusiasmo nel mondo dei Trapianti,
sotto la guida esperta del nostro Direttore Sanitario, Dr. Franco Meloni.
Gli anni (1988-1992) che hanno coinciso con la mia partecipazione sono stati particolarmente
problematici, era una fase cosiddetta “pionieristica” a tutti gli effetti.
Erano anni impegnativi e duri. Le informazioni e le notizie relative alla donazione, al prelievo o al
trapianto, erano frammentarie, molte ancora incerte e, soprattutto poco chiare ai cittadini e agli
organi di stampa. Tutto si svolgeva quasi sottovoce. I Media non erano di grosso aiuto, anzi.
Ricordo che il carissimo dr. Alessandro Ricchi (indimenticato primario di Cardiochirurgia)
allorquando, col dr. Paolo Pettinao, si andava nelle scuole ad incontrare gli studenti, sconfortato
mostrava una vignetta pubblicata da un noto quotidiano locale in cui il rianimatore veniva
raffigurato come un condor ai piedi del paziente intubato. Sapete benissimo che significasse il
messaggio del condor. La stessa Chiesa, invero, ha tardato parecchio a sostenere con convinzione
l’attività di donazione e di trapianto.
Abbiamo dovuto aspettare Sua Santità, Papa Wojtyla che, al Congresso mondiale dei trapianti,
svoltosi a Roma nel 2000, manifestò al mondo cattolico, in modo chiaro e definitivo, la posizione
favorevole della Chiesa.
Peraltro, a parte quella Scintoista, tutte le altre religioni sono a sostegno della donazione degli
organi.
La legge n. 91 del ‘99 che istituiva il Centro Nazionale Trapianti (CNT) e la rete trapiantologica era
ancora lontana.
Noi, comunque, avevamo già aderito al Coordinamento Interregionale del CCST dell’Umberto I°
di Roma ed istituito un coordinamento ospedaliero, in Direzione Sanitaria, che operava in perfetta
sintonia con la Rianimazione e Servizi connessi (Radiologia, Laboratorio Analisi, Centro
Trasfusionale, Anatomia Patologica) nella fase della identificazione e mantenimento del donatore e,
con altrettanta sintonia, con tutte le strutture impegnate nelle attività di prelievo e trapianto svolte
nel nostro Centro.
In successione, nel corso degli anni, hanno preso avvio i trapianti di rene (1988), di cuore e
pancreas (1989), di fegato (2004), di rene-pancreas (2005).

In quegli anni, tutti i centri prelievo/trapianto, periferici, si rapportavano i Centri Interregionali;
quelli delle Regioni nel nord, con il Nord Italia Transplant (NITp), diretto dal Prof. Sirchia; del
centrom Italia con l’AIRT, con sede a Bologna, o, come già ricordato, il nostro, unitamente alla
maggior parte delle Regioni del Sud Italia, col Coordinamento Centro Sud Trapianti (CCST) diretto
dal Prof. Cortesini.
Grazie a Loro, tutti noi siamo potuti crescere e, successivamente, abbiamo potuto spiccare il volo.
La realizzazione del programma trapianti, inoltre, ha permesso all’Assessorato Regionale alla
Sanità di indirizzare, verso altri settori, quelle risorse che, fino ad allora venivano utilizzate a favore
degli emodializzati e dei pazienti che fino ad allora erano costretti a recarsi presso altri Centri, sia
Nazionali che Esteri.
Nel ricordare soprattutto i primi anni, non possiamo non pensare con gratitudine a chi ha
fortemente voluto e, quindi, ottenuto la realizzazione di questo programma: dall’allora Presidente
della Regione Mario Melis, all’Assessore alla Sanità, Giorgio Ladu, al presidente del Consiglio
Regionale Emanuele Sanna, al Comitato di gestione, presieduto da Giuseppe Lubelli, dal
Direttore Sanitario, Franco Meloni, al caro Dott. Mariano Ciccu, ai colleghi Domenico
Giordano, Sandro Calatri, Enzo Usai, Giovanni Brotzu, Prof. Licinio Contu e, ai sempre
presenti, Paolo Altieri, Paolo Pettinao, Giovanni Manduco, Valentino Martelli; infine, ai
Professori Raffaello Cortesini e Dario Alfani, del Policlinico Umberto I° di Roma, il cui apporto
tecnico e scientifico è risultato fondamentale per la crescita professionale di tutti gli operatori
sanitari sardi.
Una curiosa particolarità, a sostegno della volontà di realizzare il programma trapianti in tutti questi
anni, è rappresentata dal fatto che tutti i primi trapianti: di rene, (1988), di cuore, (1989) e di fegato,
(2004), sono stati effettuati, in urgenza, ovvero, in attesa della necessaria autorizzazione.
Parlare di programma trapianti vuol dire occuparsi di un’attività complessa che vede tantissime
professionalità, mediche ed infermieristiche coinvolte, contemporaneamente e totalmente, nel corso
delle diverse fasi del processo: dalla identificazione e mantenimento del donatore, alla donazione e
prelievo; dal trapianto degli organi al follow up dei trapiantati.

3) Gli sviluppi sull’organizzazione per le attività di donazione e trapianti
d’organo
Come detto, nei primi anni, le difficoltà da affrontare erano tante: la mancanza del supporto di
alcune leggi fondamentali per la sicurezza e serenità degli operatori; le tante tecniche chirurgiche,
ed applicazioni mediche, prive della necessaria esperienza e supporto scientifico; la stessa
popolazione, seppur già da subito molto generosa, manifestava più di una perplessità rinforzata,
come già ricordata, dai Mass Media non particolarmente convinti della bontà e sicurezza dei
trapianti.
Ad aggravare la situazione di quel periodo una notizia, riportata in prima pagina dai principali
organi di stampa isolani, circa lo stato di salute di una giovane paziente ricoverata presso la
rianimazione dell’ ospedale San Michele – A.O. Brotzu, mentre era in corso l’accertamento di
morte, secondo quanto previsto dalla Normativa. Ciò ha determinato l’intervento della Autorità

Giudiziaria, con rinvio a giudizio a carico di alcuni nostri colleghi, ottimi professionisti che, solo
dopo tanti anni di tensione e angoscia, hanno visto dichiarata la loro assoluta innocenza.
L’episodio, tuttavia, mise seriamente in difficoltà il programma trapianti non solo nella nostra
Sardegna ma anche a livello nazionale a causa di un aumento dei mancati consensi alla donazione.
Al fine di correre ai ripari fu avviata una “Campagna Regionale di Educazione e Sensibilizzazione
alla Donazione”, che risultò particolarmente efficace favorita, peraltro, da due fatti casualmente
concomitanti: l’approvazione della Legge 578/93 e successivo DPR 582/94 e la vicenda del piccolo
Nicholas Green.
Un altro aspetto positivo fu il coinvolgimento delle associazioni di volontariato e, finalmente, degli
organi di stampa.
L’altra tappa fondamentale fu rappresentata dalla istituzione di una organizzazione, stabilita con la
Legge 91/99 e le successive Linee Guida del Centro Nazionale Trapianti in materia di qualità e
trasparenza del programma, che hanno permesso all’Italia di assestarsi ai primi posti al mondo in
materia di donazioni e trapianti d’organo e tessuti.
D’allora l’informazione e la sensibilizzazione dei cittadini è risultata più capillare ed efficace ed è
stata garantita anche una maggiore serenità al lavoro degli operatori sanitari favorendo una
maggiore disponibilità a partecipare alle attività di donazione, prelievo e trapianto d’organi.
Naturalmente le stesse ripercussioni positive nazionali si sono registrate anche in Sardegna la cui
attività di donazione e trapianto, dal 2000 ad oggi, hanno sempre confermato un trend positivo
della partecipazione della popolazione, dell’Assessorato Regionale, della dirigenza delle Aziende
Sanitarie e, soprattutto, degli operatori sanitari di tutte le Rianimazioni e Centri prelievo della
Sardegna.
Il Coordinamento Regionale, fino ad allora sostenuto solo dai tre Presidi Ospedalieri storici:
l’Ospedale San Michele – A.O. Brotzu di Cagliari, il SS. Annunziata di Sassari e il S. Francesco di
Nuoro, vide il graduale coinvolgimento di tutte le rianimazioni della Sardegna.
I Direttori Generali di tutte le Aziende Sanitarie ed Ospedaliere della Sardegna procedettero a
nominare, secondo quanto previsto dalla Normativa, i coordinatori locali, responsabili
dell’organizzazione di tutte le attività dei professionisti interessati.
Con lo sviluppo ed il continuo aggiornamento della rete trapianti, nazionale e locale che da sempre
gestisce e coordina le donazioni e i trapianti, anche la professionalità, l’entusiasmo e l’impegno
messi in campo da tutto il personale medico-sanitario, continuano a rappresentare i fattori
fondamentali che permettono di confermare, non solo in termini numerici ma, soprattutto,
qualitativamente, un’assistenza efficace ai numerosi pazienti sardi in lista d’attesa che hanno potuto
riprendere in mano la propria vita.

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