La self-compassion (o autocompassione) si riferisce alla pratica di essere gentili e comprensivi con sé stessi, soprattutto in casi di percepita inadeguatezza, fallimento o sofferenza in generale. Questo atteggiamento implica fermarsi e riconoscere il proprio dolore per rispondere con compassione, piuttosto che ignorare o reprimere le emozioni, permettendo di accettarsi per come si è (Neff, 2010).
Informalmente, può essere vista come il trattare sé stessi con la stessa cura che si riserverebbe a un buon amico in difficoltà. In questo modo la self-compassion aiuta le persone a tollerare meglio il dolore, la disperazione, l’ansia, la rabbia e la vergogna (Neff, 2010).
Oltre a un atteggiamento di gentilezza verso sé stessi, la self-compassion implica l’accettazione delle proprie emozioni e la consapevolezza che le esperienze di sofferenza sono comuni a tutti gli essere umani. In particolare, invece di isolarsi nei momenti di difficoltà, la persona con self-compassion accetta che tutti possano vivere situazioni difficili e fare errori, e ciò aiuta a sentirsi più connessi agli altri (Neff, 2018).
Queste tre caratteristiche insieme aiutano a ridurre l’autocritica e a sviluppare una relazione più positiva con sé stessi, specialmente in situazioni stressanti o di sofferenza.
Inoltre, questo atteggiamento, che può essere definito come una vera e propria “propensione a trattare sé stessi con cura durante momenti difficili” può agevolare l’impegno in comportamenti salutari e migliorare la resilienza emotiva, essenziali per i pazienti con malattia renale cronica (Nikpey et al., 2023). In generale, dunque, l’autocompassione può essere vista come un fattore di protezione contro il disagio psicologico e un catalizzatore di comportamenti salutari (Du et al., 2022)
Diversi studi mostrano quelli che sono i benefici derivanti dalla pratica della self-compassion, tra cui un miglioramento della gestione dello stress e una maggiore accettazione della propria condizione. La self-compassion, attraverso lo sviluppo di un atteggiamento più gentile verso se stessi, si è rivelata in grado di ridurre il senso di colpa e vergogna legato alla malattia renale cronica (Wilson et al.,2023).
Altri studi recenti che esplorano i benefici della self-compassion per i pazienti con malattia renale cronica, mostrano come essa possa migliorare aspetti psicologici essenziali per la loro qualità di vita. Ad esempio, la partecipazione di un gruppo di pazienti con malattia renale cronica a un percorso di self-compassion e mindfulness ha ridotto ansia e depressione e migliorato la resilienza e i livelli di benessere generale. Inoltre, i partecipanti che ne hanno preso parte riportavano una maggiore capacità di affrontare le difficoltà quotidiane e il senso di solitudine associato alla malattia (Wilson et., al 2022).
In generale, i pazienti con malattia renale cronica che partecipano a interventi basati sulla self-compassion riportano una maggiore stabilità emotiva e una riduzione dell’angoscia psicologica, dimostrando come questo atteggiamento di gentilezza verso sé stessi possa essere uno strumento di supporto per la gestione dello stress cronico e delle sfide psicologiche quotidiane (Wilson et al. 2023).


